Carciofi arrostiti

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    Tempo:
    50 min
    Difficoltà:
    Facile
    Porzioni:
    4 Persone
    Calorie:
    75 Kcal/Porz
    I carciofi arrostiti non possono assolutamente mancare in un menù di festa. Il loro profumo durante la cottura è talmente invitante che viene l'acquolina in bocca al solo pensiero di poterli gustare. E' importante avere la possibilità di cuocerli alla brace, perché ne guadagnerete in sapore e avranno quel'aroma un po' affumicato, che in un forno o su una griglia non potete ottenere.

    Ingredienti

    • 4 carciofi freschissimi "mammarella" o 8 se piccoli
    • aglio
    • prezzemolo
    • olio extravergine
    • sale
    • formaggio pecorino (opzionale)
    • pancetta (opzionale)
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    Preparazione

    carciofi arrostiti

    1. Tagliate i gambi dei carciofi lasciandone almeno 10 cm, lavateli e sbatteteli sul tagliere per far aprire le foglie.
    2. Inserite all'interno un pizzico di sale, un pezzetto d'aglio, un filo d'olio e il prezzemolo.
      Consiglio:

      Se li volete ancora più saporiti aggiungete un pezzetto di pancetta e un pezzetto di pecorino.

    3. Infitali nella brace incandescente e fateli cuocere ruotandoli e aggiungendo un filo d'olio ogni tanto.
    4. Quando le foglie esterne saranno tutte bruciacchiate toglieteli dalla brace, elimatele con un coltellino.
    5. Servite subito in tavola aggiungendo un pizzico di sale.

     

    Un pò di storia

    Giove aveva un pessimo carattere. Si infuriava quando qualche fanciulla lo respingeva. A sue spese lo sperimentò Cynara, una bellissima ragazza bionda che rifiutò le attenzioni del dio e che per questo fu trasformata in carciofo, "la pianta che punge", da Linneo, poi catalogata nella famiglia delle Composite con il nome di Cynara cardunculus.
    La varietà oggi più diffusa è il Cynara scolymus, un incrocio dovuto ai giardinieri italiani del XV secolo, che in un primo tempo comparve solo sulle mense regali. Inizialmente chiamato "carduus", il carciofo è il frutto delle cure con cui i greci migliorarono il "cactos", il cardo selvatico di Sicilia, che offriva non soltanto le infiorescenze, ma anche le foglie, apprezzate nell'antichità per il loro sapore amaro.
    Il suo nome deriva dall'arabo "korshef", e sembra che in Sicilia sia giunto dall'Africa del nord, o dall'Etiopia, dove ancora cresce spontaneo, e dove viene raccolto dalle popolazioni più povere per arricchire il cous cous.

    Foto di Skyler Heather Ciela Burt

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