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Fatti di Cucina

L’inganno della “seconda fetta”: cosa succede al nostro cervello quando sentiamo il bisogno irrefrenabile del bis e come contrastarlo

Perché sentiamo il bisogno di fare il bis? Si chiama inganno della “seconda fetta” ed è una particolare reazione del nostro cervello.

Spesso e volentieri di fronte ad un piatto che ci piace avvertiamo l’esigenza di fare il bis anche se non abbiamo più fame. Si chiama inganno della “seconda fetta” ed è una particolare reazione del nostro cervello. Questo meccanismo non si verifica soltanto in ambito alimentare, ma anche in altri settori della vita. Pensiamo ad esempio a quando guardiamo una serie tv e proviamo il desiderio irrefrenabile di vedere ancora un’altra puntata.

Tuttavia, è soprattutto a tavola che avviene questo fenomeno singolare, legato al rilascio di dopamina. Una sostanza chimica presente nel cervello, che ci spinge a cercare ricompense e a provare piacere. In parole povere, è la sensazione di piacere ed appagamento che proviamo dopo aver mangiato qualcosa di buono e sfizioso.

Al contrario però di quanto si possa pensare, una volta rilasciata la dopamina e provato quel particolare senso di soddisfazione, anziché ‘metterci l’anima in pace’ sentiamo il bisogno di avere sempre di più e diventa allo stesso tempo più difficile sentirsi appagati. Questo perché più il cervello è inondato di dopamina e meno piacere percepiamo. Da qui l’idea di inganno.

Cos’è e come funziona l’inganno della “seconda fetta”

Il rilascio di dopamina ci induce, quindi, ad innescare un circolo vizioso e a creare una sorta di dipendenza. Di fatto, più gratificazione cerchiamo e meno ne otteniamo. Come abbiamo visto, questo è un meccanismo che si verifica molto spesso a tavola, motivo per cui si parla spesso di inganno della “seconda fetta”, dove il termine “fetta” allude sia alla fetta di una torta, ma più in generale anche alla fetta di piacere che si prova.

Cos’è e come funziona l’inganno della “seconda fetta” (Buttalapasta.it)

Purtroppo, però, con il passare del tempo il nostro cervello diventa sempre meno sensibile alla dopamina e richiede quindi una maggiore quantità di stimoli per ottenere lo stesso livello di piacere, senza però riuscire mai a provare un senso di appagamento assoluto.

Un’altra conseguenza di questa “trappola” è che ogni volta che cediamo ad uno stimolo o ad una tentazione andiamo ad abbassare il nostro grado di resistenza allo stimolo stesso e la nostra resilienza mentale.

Quali sono le possibili soluzioni

Qualcuno potrebbe pensare che l’unica soluzione per interrompere questo circolo vizioso sia eliminare del tutto le fonti di distrazione e, nel caso specifico dell’alimentazione, eliminare del tutto tentazioni come dolci, merendine, cibo spazzatura o altri alimenti che ci piacciono.

Quali sono le possibili soluzioni (Buttalapasta.it)

Tuttavia, prendere decisioni drastiche non è mai consigliato. In realtà, sarebbe meglio imparare a dosare il piacere ed imparare di conseguenza a convivere con la sua assenza non sempre, ma solo in determinati momenti della nostra vita.

Fare esperienza di tanto in tanto di qualche piccola privazione può di fatto essere utile a riscoprire l’essenza vera del piacere e la soddisfazione che si prova quando si riceve quella che per noi rappresenta una ricompensa o una gratificazione.

Nel concreto, quindi, bisogna imparare a resistere alla tentazione di mangiare un’altra fetta di torta, aprire un altro pacchetto di patatine, bere un altro bicchiere di Coca Cola e così via. Più in generale, bisogna tornare a vedere la noia e la routine in modo positivo, così da allenare la nostra resistenza alla normalità e alle frustrazioni della vita.

Se invece stai cercando una dieta detox da fare dopo le feste, non perderti quest’altro nostro articolo.

Veronica Elia

Sono Veronica e sono una giornalista pubblicista iscritta all'ordine dei Giornalisti della Lombardia, laureata in Editoria presso l'Università degli Studi di Milano. Nel 2015 comincio il mio percorso giornalistico ed inizio a collaborare con diverse realtà editoriali in Italia e in Svizzera. Il mio motto? "Fai il lavoro che ami e non lavorerai neanche un giorno della tua vita".

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