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Fatti di Cucina

Studio fa una scoperta sul digiuno intermittente: “Guarda cosa fa al cervello”

C’è un effetto che è stato notato sul cervello quando un individuo segue già dopo pochi giorni soltanto uno schema di digiuno intermittente. Che cosa succede.

Digiuno intermittente, se ne parla molto spesso e questo è uno di quegli argomenti che deve vedere sempre, obbligatoriamente, come interlocutore principale un esperto in fatto di alimentazione. Perché si parla sempre del dovere mangiare per cinque volte al giorno, appuntamenti che corrispondono ai cinque step quotidiani rappresentati dalla colazione, dallo spuntino, dal pranzo, dalla merenda e dalla cena. Apparentemente allora viene difficile da pensare che questo principio possa coincidere con quanto sostenuto dal digiuno intermittente.

In realtà il digiuno intermittente si concentra sul quando mangiare oltre che sul cosa mangiare. E l’accostamento tra l’alimentazione e cosa adattare a seconda dell’orario della giornata è un qualcosa che fa la differenza. Ad esempio una cena leggera è l’ideale per garantire una digestione senza intoppi ed anche per conciliare il sonno.

Come si fa il digiuno intermittente?

Esistono diversi schemi di digiuno intermittente. Ed i più noti sono:

  • 16:8: 16 ore di digiuno seguite da un periodo di 8 ore in cui si può mangiare.
  • 5:2: 5 giorni di alimentazione normale e 2 giorni di restrizione calorica.
  • digiuno a giorni alterni.

Nel digiuno intermittente, che – occorre ripeterlo – va concordato con un nutrizionista, le riserve di zuccheri vengono esaurite e l’organismo inizia a produrre i cosiddetti corpi chetonici. I quali vanno a fare da energia per il cervello, tra gli altri. In base a ciò, si ritiene che il digiuno intermittente possa contribuire ad un miglioramento delle facoltà mentali.

Come si fa il digiuno intermittente? – buttalapasta.it

Ci sono anche evidenze scientifiche per le quali diversi soggetti confermano che, dopo una dieta intermittente, c’è stato un miglioramento della loro concentrazione. Un effetto che è sorto già a distanza di pochi giorni da questo nuovo corso. Ed anche esperimenti su cavie da laboratorio hanno portato alla conferma di questo trend. Però i benefici a livello cognitivo legati al digiuno intermittente non sono universali, diciamo così.

Il digiuno intermittente non è una soluzione definitiva

La cosa è alquanto soggettiva, anche perché in certe situazioni alcuni soggetti potrebbero essere più facilmente propensi a sentirsi irritabili, stanchi e comunque inclini a dei cali di attenzione, nei primissimi giorni in cui sono sottoposti a dieta intermittente.

Che è comunque uno schema alimentare sconsigliato a persone con ipoglicemia o disturbi metabolici, a chi è soggetto a disturbi della alimentazione ed a donne in età fertile perché ciò potrebbe portare a delle alterazioni metaboliche. Inoltre c’è un principio che i nutrizionisti pongono in evidenza. E cioè che c’è differenza tra il digiunare da sani ed il farlo in una condizione di stress.

Il digiuno intermittente non è una soluzione definitiva – buttalapasta.it

E comunque il digiuno intermittente non è mica una cura contro ogni male. Se si pensa di utilizzarlo come una scorciatoia, porterà solo a risultati deleteri. Soprattutto se si è inclini a stress, insonnia e ad altre condizioni negative. Per il benessere fisico invece c’è un percorso riconosciuto i cui effetti sono molto positivi.

Salvatore Lavino

Classe 1985, giornalista pubblicista con una più che decennale esperienza nel settore e con migliaia di articoli prodotti in merito ai temi più disparati. Attualmente impegnato con diverse collaborazioni che trattano di vari argomenti, tra ecologia, cucina, sport, attualità, benessere e molto altro.

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