Di Francesca Guglielmino | 15 Marzo 2026

Moka come togliere il calcare - ButtalaPasta.it
La mattina per moltissimi italiani ha il suo rituale… ovvero moka che sale sul fuoco, il profumo che invade la cucina, la promessa della prima tazzina.
Poi arriva quel giorno in cui il caffè esce a fatica, impiega il doppio del tempo, e in tazza finisce un liquido amaro che non assomiglia per niente a quello dei giorni migliori.
La colpa è del calcare, e la verità è che nessuno pulisce la moka con la frequenza che meriterebbe. Lo facevamo ogni tanto, quando il danno era già visibile
Attenzione al calcare dentro la caffettiera
L’acqua che scorre dai nostri rubinetti contiene sali di calcio e magnesio disciolti. Più l’acqua è dura, più questi sali sono presenti. Quando l’acqua viene riscaldata nella caldaia della moka, il calore provoca una reazione chimica che trasforma i bicarbonati in carbonato di calcio, il composto bianco che tutti conosciamo come calcare. Questo si deposita sulle pareti della caldaia e all’interno del camino centrale, restringendo il passaggio dell’acqua e alterando la pressione necessaria alla corretta estrazione.
Il risultato è un caffè che sale troppo lentamente, surriscaldandosi e bruciando la polvere nel filtro. Ma c’è un effetto meno noto: il calcare agisce da isolante termico. La caldaia impiega più tempo a scaldare l’acqua, il caffè sta più tempo a contatto con fonti di calore indirette, e il profilo aromatico ne esce stravolto. L’amaro prevale, le note acidule spariscono, e quello che bevi non è più il caffè che avevi scelto.
La tecnica della nonna per salvare la moka
Mia nonna per pulire la moka, infatti, usava quello che aveva in dispensa, e funzionava. Il segreto è l’aceto bianco, quello da conserviero, senza coloranti né aromi. Si riempie la caldaia fino alla valvola con una miscela metà acqua e metà aceto. Si rimonta la moka senza mettere caffè, e si porta sul fuoco a fiamma bassa. Quando l’acqua inizia a salire, si spegne e si lascia riposare tutta la notte. L’acido acetico dell’aceto scioglie il carbonato di calcio trasformandolo in sali solubili che se ne vanno via con il risciacquo.
La mattina dopo si smonta tutto, si lava con acqua calda e spugna morbida, senza sapone che rovinerebbe le superfici metalliche e lascerebbe residui. Poi si fa un ciclo completo di sola acqua per eliminare ogni traccia di aceto. Il secondo segreto di nonna era la frequenza: una volta al mese, come il conto del telefono. Non quando il danno era già fatto, ma prima. Se l’acqua è molto dura, anche ogni quindici giorni. La guarnizione in gomma va estratta e lavata a parte, il filtro va spazzolato con setole morbide. Il caffè torna a salire come deve, e il sapore torna quello.
Parole di Francesca Guglielmino