Cosa cucinare il Venerdì Santo? La mia ricetta del Baccalà alla Vicentina: il segreto per farlo cremosissimo - buttalapasta.it
Cerchi l’alternativa perfetta alla solita cena di magro? Ecco la mia ricetta del Baccalà alla Vicentina per il Venerdì Santo 2026: i passaggi tecnici per ottenere una cremosità impeccabile seguendo la vera tradizione.
Il Venerdì Santo a casa mia non è un giorno come gli altri; è il momento in cui tiro fuori il tegame in ghisa pesante e mi dedico al rito dello stoccafisso. Ricordo ancora quando, anni fa, un vecchio ristoratore di un vicoletto dietro la Vucciria a Palermo (anche se lì vanno matti per lo sfincione di magro) mi disse: “Il pesce deve nuotare tre volte: nell’acqua, nell’olio e nel latte”. Da allora non ho mai cambiato metodo e oggi ti spiego perché, secondo me, questa è l’unica versione che merita il tuo tempo.
Ecco la lista precisa che uso io. Ti consiglio di non sostituire lo stoccafisso con il baccalà sotto sale se vuoi la vera consistenza vicentina: quella polpa che si sfalda ma resta tenace.
| Ingrediente | Quantità | Nota tecnica |
|---|---|---|
| Stoccafisso “Ragno” | 800g | Già ammollato (deve essere ben idratato) |
| Cipolle bianche | 300g | Tagliate a velo per sparire in cottura |
| Latte intero fresco | 500ml | Fondamentale per la mantecatura naturale |
| Olio EVO di qualità | 250ml | Scegli un olio con punto di fumo alto |
| Sarde sotto sale | 3-4 filetti | Servono per la spinta di sapidità |
| Parmigiano Reggiano | 50g | Invecchiato 24 mesi per non essere troppo acido |
| Farina, prezzemolo, pepe | q.b. | Solo per la finitura |
Guarda, odio profondamente chi usa troppo calore all’inizio per “sbrigarsi”. Se superi il punto di fumo dell’olio (che per un buon EVO è intorno ai 190°C, ma qui dobbiamo stare molto più bassi), rovini la delicatezza della cipolla e addio sapore.
Il racconto della preparazione: tra tecnica e pazienza – buttalapasta.it
Inizio sempre dalle cipolle. Le metto a stufare con un filo d’olio e le sarde dissalate… devono quasi sciogliersi. Non devono friggere, devono appassire dolcemente. Questo fondo è la base aromatica che darà carattere a tutto il piatto. Nel frattempo, pulisco lo stoccafisso. Qui l’idratazione del pesce è fondamentale: se non è stato in acqua almeno 3 giorni (cambiandola spesso, mi raccomando!), resterà legnoso. Lo taglio a pezzi e lo passo in un velo di farina.
Prendo il mio tegame — io uso quello di terracotta di mia nonna, che tiene il calore meglio di qualsiasi cosa moderna — e faccio gli strati: fondo di cipolla, pesce, poi parmigiano e prezzemolo. Copro con il latte e il resto dell’olio.
Ora viene il difficile: non toccare nulla. Accendo il fuoco al minimo. Il pesce deve subire una sorta di cottura confit nel latte e nell’olio. Deve “pipare”, ovvero sobbollire appena. Io mi metto lì, controllo ogni tanto, e se vedo che bolle troppo forte abbasso ancora… la fretta è il nemico giurato del gusto.
Dopo circa 3 o 4 ore (dipende molto dalla qualità dello stoccafisso e dai suoi tempi di maturazione durante l’essiccazione), vedrai che il latte e l’olio hanno creato un’emulsione perfetta. Non serve aggiungere panna o addensanti chimici, la natura fa tutto da sé grazie alla farina e al collagene del pesce.
Il mio consiglio finale: Servilo il Baccalà alla Vicentina con la polenta gialla. Io preferisco quella di mais Marano, che ha una grana più grossa. Preparalo per il tuo Venerdì Santo 2026 e vedrai che anche chi non ama il pesce cambierà idea. Ah, un’ultima cosa (e qui sarò impopolare): il giorno dopo, mangiato freddo o appena tiepido sopra un crostino di pane bruscato… è ancora più incredibile!
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