Di Francesca Guglielmino | 28 Marzo 2026

Tavola di Pasqua regole bon ton - ButtalaPasta.it
La tavola di Pasqua è quella che rimane negli occhi. Più del menu, più del dolce, più persino dei fiori. Perché ci si siede, si sta ore, si chiacchiera, si ride, e intorno a quel centrotavola girano le storie di famiglia.
Il problema è che spesso ci si concentra sul cibo e poi ci si accorge, all’ultimo minuto, che mancano i tovaglioli o che le posate non sono abbastanza. L’errore più comune? Pensare che il bon ton sia una questione di rigidità.
Invece, nel 2026, le regole si sono un po’ allentate. Non si punta più alla perfezione da rivista, ma all’equilibrio: una tavola curata, ordinata, ma che non faccia sentire gli ospiti a disagio.
Come arricchire la tavola a Pasqua… ma senza esagerare
Il centrotavola, per esempio, non deve essere una barriera. Via i fiori troppo alti che impediscono di vedere chi siede di fronte. Meglio una composizione bassa, magari con rametti di ulivo, qualche uovo colorato, candele piccole. I colori, quest’anno, vanno sul naturale: bianco sporco, beige, verde salvia, qualche tocco di giallo pastello. I tovaglioli? Di lino, possibilmente.
Quelli di carta, anche se sono belli, per un pranzo di Pasqua non si usano. E poi c’è il dettaglio che molti sottovalutano: il segnaposto. Non è obbligatorio, ma se la tavola è numerosa aiuta. Basta un cartoncino con il nome appoggiato su un uovo o su un rametto.
Le regole che contano per il bon ton a Pasqua
Le posate si mettono in ordine di utilizzo, dall’esterno verso l’interno. A destra vanno i coltelli (lama verso il piatto) e il cucchiaio per la minestra. A sinistra le forchette. I bicchieri si dispongono in alto a destra: il più grande per l’acqua, gli altri per il vino bianco e rosso in ordine di servizio. Sembrano dettagli, ma evitano che a ogni portata ci si chieda “questa è mia?”.
Il tovagliolo si mette a sinistra delle forchette o al centro del piatto, mai piegato a forma di ventaglio o di cigno, a meno che non si abbia un ristorante, ma non è il caso. I piatti si cambiano ad ogni portata, tranne il piatto del pane che resta.
Sembra un lavoro in più, ma evitare che il sugo delle lasagne si mischi con l’agnello è un gesto di rispetto per il cibo e per chi ha cucinato. Alla fine, il galateo non è una gabbia. È un modo per far sì che tutti stiano comodi, senza domandarsi ogni due minuti dove mettere le mani. E una tavola curata, anche semplice, racconta già da sola che chi ha invitato ci tiene.
Parole di Francesca Guglielmino