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Fatti di Cucina

Siete sicuri di conoscere tutto il cibo che mangiate? Forse state per cambiare idea, ingredienti da incubo

Ci sono delle cose che non vorremo sapere ma che dobbiamo conoscere sulla produzione di alcuni dei nostri cibi preferiti. 

Partiamo da un presupposto che è tanto semplice quanto imbarazzante e problematico da accettare: mangiare significa distruggere. Per alimentare il nostro organismo abbiamo inevitabilmente bisogno di distruggere vita presente in natura, che sia animale o vegetale. Quindi già nelle premesse si tratta di un’operazione sporca e dura da accettare.

Con un numero sempre maggiore di persone che vivono sul pianeta è diventato necessario per l’uomo creare delle grandi catene di produzione del cibo. Bisogna far nascere o piantare qualcosa, poi farlo crescere, quindi macellarlo o raccoglierlo prima di confezionalo e distribuirlo nel resto del mondo.

Questa enorme e controversa catena di produzione e consumo del cibo ha portato però delle devianze evidenti nel sistema, che mettendo il guadagno al primo posto sacrifica ogni aspetto dell’intero ciclo. E così si parla di condizioni terribili negli allevamenti e di OGM in agricoltura, di macelli da brividi e di coltivazioni intensive che provocano la desertificazioni, e di danni ambientali inimmaginabili nella logistica e nella vendita finale.

La catena da incubo dietro il fast food

In lingua inglese c’è un’espressione che possiamo tradurre in “Meglio non vedere come è fatta la salsiccia“. Un modo di dire per spiegare come certe volte l’ignoranza è un dono da tenere caro, perché appena si cala il velo di Maia e si assiste a cosa c’è dietro alla nostra cena potrebbero venirci dei conati di vomito.

Conoscere come è fatto il cibo spesso ci scuote nell’animo (Buttalapasta.it)

Uno dei cibi più segretamente disgustosi che si possono trovare per strada è senza dubbio quello dei fast food. Per massimizzare l’efficienza e la velocità della catena, i grandi marchi hanno sacrificato e non poco la qualità degli ingredienti e dei processi di preparazione del cibo.

La carne del vostro panino preferito spesso è ottenuta con materia di bassissima qualità, presa da animali costretti ad alimentarsi con mangimi a base di mais e riempiti do ormoni. E gli hot dog sono anche peggio, confezionati con una purea di carne di scarto che contiene anche pelle, cartilagine e tessuto connettivo, il tutto frullato.

Ma anche il pane del panino spesso viene prodotto con farina di grano OGM, trattata con qualsiasi tipo di pesticida e di antiparassitario disponibile sul mercato per massimizzare la produzione. E la stessa cosa si può dire anche se scegliete l’opzione salutare del fast food, con insalate che inquinano l’ambiente in un modo insostenibile e frutta irrorata di sostanza chimiche che ne rendono la superficie luminosa e liscia, a discapito della salute di chi le sta mangiando. Ecco perché, quando possibile, meglio andare dai produttori locali e cucinare da sé: fa bene a noi stessi e all’ambiente.

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